Michael De Guzman e l’oro degli sciocchi

Negli anni ‘90, a Busang in Indonesia, Michael De Guzman trova la più grande miniera d’oro del mondo. Il giacimento frutta miliardi a lui, a diverse compagnie minerarie Canadesi e al governo indonesiano. L’unico problema? La miniera non esiste…

Michael De Guzman: dal basket all’oro

Le notizie sull’“eroe” di questa storia, tanto per cambiare, non sono tantissime. Michael De Guzman nasce nelle filippine nel 1946. Si iscrive alla facoltà di ingegneria. Si vanta di ave un quoziente intellettivo di 170, ma sogna di diventare un giocatore di basket professionista. Nonostante la sua bassa statura è atletico e talentuoso. Purtroppo il suo sogno si infrange una notte degli anni ‘60, quando torna a casa dall’università e viene assalito da dei rapinatori che, durante il furto, lo picchiano e gli rompono un ginocchio.

Michael De Guzman
Michael De Guzman in tutto il suo fascino

Guzman resterà zoppo a vita, ma non perderà le sue ambizioni. Si laurea e inizia a cercare lavoro. Ha teorie molto particolari su come trovare il metallo prezioso. Nello specifico cerca “piscine vulcaniche”: luoghi dove in passato sarebbero collassati dei vulcani creando una fortissima pressione che spingerebbe l’oro in superficie.

Purtroppo nelle Filippine non riesce a trovare lavoro. Si sposta in Indonesia, dove ci sono vari giacimenti, ma le compagnie minerarie sul luogo non cercano ingegneri.

De Guzman, frustrato dai rifiuti, si mette a cercare oro per conto suo. Non trova oro, in compenso si prende la malaria e l’epatite, che lo accompagneranno per il resto della sua vita. E trova anche diverse mogli, visto che si sposa per ben quattro volte in diverse nazioni (senza che le mogli sapessero l’una dell’altra).

La miniera di Busang

La carriera di De Guzamn sembra aver raggiunto un punto morto. Ha trovato un nuovo partner, John Felderhof, un geologo olandese che dice aver trovato miniere d’argento e oro in Africa. Felderhof è un beone simpatico, un buon amico, ma il suo aiuto non si sta rivelando molto utile.

I due stanno esplorando dei terreni sulle rive del fiume Busang, nel Borneo Indonesiano. La popolazione del luogo, draga il fiume e trova sempre un po’ d’oro per arrotondare lo stipendio. De Guzman è fiducioso: se la sua teoria sulle piscine vulcaniche è vera, devono esserci centinaia di tonnellate d’oro sepolte lì sotto.

mappa Borneo Indonesiano
La nostra avventura si svolge nella zona rossa, nel bel mezzo della giungla del Borneo

De Guzamn effettua dei carotaggi nel terreno, analizza il minerale estratto e fa una scoperta clamorosa. Mostra a Felderhof i risultati: il terreno su cui camminano è pieno d’oro, centinaia se non migliaia di tonnellate. I due sono entusiasti.

Ma sanno che trovare dell’oro è solo il primo passo per diventare ricchi: ora ha bisogno di una compagnia che finanzi gli scavi senza fregarli. Le compagnie minerarie più importanti potrebbero tagliarli fuori dagli affari. E l’Indonesia è governata dal dittatore Suharto, un incrocio tra Gheddafi e Putin, che mette becco in ogni operazione di estrazione, e potrebbe soffiargli il sito. Hanno bisogno di un alleato affidabile, che non sia troppo forte da buttarli fuori.

Suharto
Suharto con il suo cappellino da dittatore supremo

Bre-X (si legge brìex)

John Felderhof, provvidenzialmente, viene contattato da David Walsh, un suo vecchio amico canadese che ha aperto una compagnia mineraria, la Bre-X. Gli affari per la Bre-X non vanno bene: in cinque anni di attività hanno cercato oro, argento e diamanti senza trovare niente. Walsh è depresso, sovrappeso e agitato. Ha bisogno di uno scavo che vada a buon fine, altrimenti è rovinato.

John Felderhof
John Felderhof, col volto rubicondo per il caldo e l’alcol

Felderhof gli parla della scoperta che ha fatto assieme a De Guzman e Walsh decide di finanziere ulteriori ricerche.

La Bre-X reclama il territorio e mette su una squadra di prospettori per fare ulteriori analisi. A capo della spedizione ci sono Michael De Guzman e John Feldrhof, entrambi pagati con un generoso pacchetto di azioni della Bre-X.

“E la chiamano una miniera…”

Reclamare un terreno per operazioni di scavo è un conto. Trovare il posto specifico dove fare la miniera è un altro paio di maniche. Attraversare la giungla del Borneo non è uno scherzo, ma trasportarci i materiali e i mezzi per costruire una miniera e le infrastrutture per ospitare centinaia di lavoratori può diventare un incubo. Le operazioni di prospezione per trovare il sito ideale possono anche prolungarsi per anni.

Secondo le prime analisi, De Guzman stima che sotto a Busang ci sarebbero almeno 850 tonnellate d’oro. Un giacimento da record. Ma una stima singola può rivelarsi sbagliata fuorviante.

De Guzman e Felderhof si spostano lungo il fiume ed eseguono altri carotaggi. E infatti si sono sbagliati. Secondo le stime aggiornate c’è almeno il doppio dell’oro previsto.

Le azioni della compagnia Bre-X schizzano verso il cielo e, da piccola compagnia mineraria, nel 1996 diventa un colosso da due miliardi di dollari, in grado di far impallidire i concorrenti più navigati.

sede Bre-X
La sede canadese della Bre-X

Nel frattempo De Guzman fa il pendolare tra i siti da analizzare e i locali più costosi e alla moda del Sud Est asiatico e del Canada. Secondo i colleghi è un tipo spiritoso e divertente. Ama ubriacarsi, cantare nei karaoke e farsi un sacco di amanti.

Tutto sembra andare per il meglio, ma la catastrofe è dietro l’angolo…

Spie, detective e dittatori

Nel frattempo i concorrenti della Bre-X non restano con le mani in mano. Varie compagnie minerarie canadesi e americane iniziano azioni legali per sfilare la miniera di Busang alla Bre-X. Peter Munk, dirigente della compagnia Barrick Gold assume dei detective per scoprire qualunque cosa per denunciare Walsh e rendere non valido l’accordo.

Peter Munk
Ricco, vecchio e potente. Peter Munk sembra uno dei “cattivi” usati dai complottisti psicolabili nei meme contro Soros e compagnia bella

Nel frattempo Munk utilizza i suoi contatti politici per fare pressioni su Suharto e assume come dirigente la figlia del dittatore. Walsh risponde assumendo il fratello. Si trasferisce a Jakarta, dove pensa di essere spiato.

Nel frattempo, alcuni tecnici della Freeport, un’altra compagnia mineraria decisa a strappare i siti alla Bre-X, interrogano Michael De Guzman. Hanno analizzato i suoi campioni al microscopio e l’oro ha una forma strana, innaturalmente arrotondata.

De Guzman spiega la sua teoria delle piscine vulcaniche: l’oro, spinto dagli spostamenti geologici assume proprio questa forma in siti del genere. I tecnici sembrano soddisfatti, ma gli atti di spionaggio continuano.

Nel 1996 Walsh trova dei tizi che rovistano nella spazzatura fuori dalla sede della compagnia, uomini che lo spiano dai tetti, e uno dei suoi archivi viene incendiato. Il governo indonesiano blocca gli scavi della Bre-X per quelle che sarebbero violazioni di sicurezza. Walsh sa che dietro questa decisione c’è la Barrick, e dice in varie interviste di essere spaventato.

Nel 1997 Suharto decide le sorti della miniera di Busang. Il sito di Busang viene riconosciuto come proprietà della Bre-X, che verrà affiancata dalla Freeport in cambio del 15% dei guadagni. È un successo.

La fine di Michael De Guzman

Michael De Guzman torna in Canada e viene accolto come un eroe. Passa mesi a fare la bella vita, mentre la Bre-X accumula cinque miliardi di dollari e centinaia di migliaia di investitori. Lehman Brother definisce le miniere di Busang come “la scoperta d’oro del secolo”. JP Morgan compra decine di milioni di dollari di azioni. Intorno alla miniera, i dormitori dei lavoratori si trasformano in una vera e propria città, con tanto di scuola e chiese. E tutto per merito di De Guzman.

Me nel 1997 i tecnici della Freeport lo richiamano. Non stanno trovando oro nelle concentrazioni previste. Anzi, non ne stanno trovando per niente. De Guzman non perde tempo e prende il primo aereo per l’Indonesia. Passa un paio di serate a spassarsela in dei bar, poi, in pieno dopo sbornia, prende l’elicottero per Busang.

Secondo la versione ufficiale si getta dall’elicottero mentre sorvola la giungla. Il cadavere di De Guzman verrà ritrovato tre giorni dopo, mezzo divorato dagli animali e praticamente irriconoscibile.

La verità su Busang e Michael De Guzman

Il suicidio di De Guzman è una doccia fredda per David Walsh, i capi della Freeport, il dittatore Suharto e qualche centinaio di migliaia di investitori sparsi per il mondo. La Freeport non perde tempo e assume nuovi geologi e prospettori per ricontrollare tutto il sito di Busang.

Le nuove analisi rivelano “concentrazioni d’oro trascurabili”: in pratica nulle. Dopo qualche indagine viene fuori la verità. Michael De Guzman ha truccato i campioni di minerale con polvere d’oro. All’inizio, nel 1993, con delle limature di gioielli, forse, come riportato da molti quotidiani, dalle proprie numerose fedi nuziali. In seguito, all’aumentare delle analisi, con delle pepite acquistate dai locali che dragavano il fiume.

John Felderhof e Michael De Guzman
Felderhof e De Guzman (al centro), assieme a due geologi indonesiani, durante le prospezioni

Comunque, al di là dei metodi per truccare i campioni, una cosa è certa: le miniere di Busang non contengono neanche un grammo d’oro.

Le azioni della Bre-X crollano e quasi sei miliardi dollari si volatilizzano. Centinaia di migliaia di persone scoprono di essere rovinate da un giorno all’altro, alcuni si suicidano. La Bre-X dichiara la banca rotta e la polizia va ad arrestare David Walsh. Ma lui intanto è scappato alle Bahamas.

John Felderhof, invece, fugge alle Isole Cayman. In Canada inizia ben presto un’indagine e un processo. Ma cosa è successo davvero a Busang? Chi sapeva del trucco?

Il processo di John Felderhof

Dopo un po’ di indagini risulta che sia De Guzamn, che Walsh che Felderhof avevano venduto le proprie azioni Bre-X nel 1996, pochi mesi prima del crollo, guadagnando decine di milioni di dollari.

Walsh, intanto professa la sua innocenza dalle Bahamas, dove è fuggito con moglie e figli. Inizialmente sostiene che gli analisti della Freeport stiano mentendo. In varie interviste dichiara di essere certo che ci sia oro a Busang.

Viene denunciato da vari investitori della Bre-X, ma dato che le cause sono tutte civili, non viene estradato fuori dalle Bahamas. Secondo alcuni testimoni che ci hanno parlato, come il giornalista d’inchiesta Richard Behar (dai cui articoli ho tratto tanti dettagli gustosi), Walsh avrebbe creduto sinceramente alla storia di Guzman.

David Walsh
David Walsh in un’intervista alla BBC

Alla fine del 1997 viene assalito nella sua casa a Nassau, da dei delinquenti in passamontagna che lo minacciano e gli chiedono dove sono i soldi di Busang. Secondo Walsh sono persone pagate dalla Freeport, o da qualche azienda importante che aveva investito nel suo oro.

Ma sia le indagini, che la vicenda degli assalitori misteriosi si interrompono bruscamente nel 1998. David Walsh, in seguito a un aneurisma cerebrale, va in coma e muore, portandosi i suoi segreti nella tomba.

John Felderhof, dalle Bahamas, segue una strategia simile. Dice di essere innocente e che a Busang c’è davvero l’oro (teoria portata avanti anche da Munk, il presidente della Barrick, che continua per mesi a pagare spie e detective per capire l’ubicazione del vero giacimento).

Anche lui, non avendo accuse penali, è al sicuro dall’estradizione. Ma il processo inizia lo stesso in sua assenza. Si conclude nel 2007 con la sua assoluzione totale da ogni accusa.

Felderhof non riesce più a lavorare né come geologo, né come consulente e muore di attacco cardiaco nel 2019. Ma che fine ha fatto Michael De Guzman?

Il fu Michael De Guzman

Secondo la versione ufficiale De Guzman si è ucciso lanciandosi da un elicottero nella giungla. Ma diverse persone non credono che sia andata davvero così. L’elicottero su cui si trovava, secondo alcuni testimoni, non permetterebbe di saltare giù facilmente, senza far spostare il pilota. E molti suoi amici sostengono che non era una persona con tendenze suicide e che sia più probabile che abbia inscenato la sua morte.

Il cadavere ritrovato nella giungla era molto malridotto: niente faccia, impronte digitali o dentatura, i mezzi più semplici per riconoscere un corpo. Il corpo è stato cremato pochi giorni dopo il ritrovamento, senza effettuare test per il dna e altre analisi di rito.

De Guzman avrebbe comprato o rubato un cadavere “fresco” durante le sue fermate in Indonesia per poi buttarlo via fingendo la propria morte. Anche l’incendio degli archivi della Bre-X, invece di un sabotaggio della Barrck, potrebbe essere stato un suo tentativo di nascondere le prove del suo inganno.

Ma alcune fonti parlano di ferite inflitte sul corpo con lame o comunque di origine non naturale. Forse De Guzman è stato torturato da qualche partner scontento della verità e infine ucciso per ritorsione.

Il petroliere
“Io mangio tutte le tue merendine! Io tutte le mangio!” (perché le merendine, come l’oro, sono più solide del frullato, giusto?)

Visti i metodi semi criminali di molte compagnie minerarie, non sarebbe nemmeno incredibile. Ma, ovviamente, la teoria di De Guzman che scappa, come in una versione meno noiosa de Il fu Mattia Pascal, ha avuto molto più successo tra i media.

Lo scrittore e giornalista Alfred Lenarciak, ad esempio, sostiene di averlo incontrato a Roma nel 2012 e di averlo intervistato. Una delle sue quattro mogli conferma questa teoria e dice di ricevere tutt’oggi un assegno mensile da Michael De Guzman.

La fine del sogno

Alla fine della storia, nel 2002, la Bre-X chiude i battenti e gli ultimi tre milioni e mezzi di dollari della compagnia vengono donati all’Università di Toronto. Nessuno viene condannato.

La storia spinge i legislatori canadesi a emettere leggi per controlli più severi sulle compagnie minerarie. E gli sceneggiatori hollywoodiani a fare un film di successo ispirato alla vicenda: Gold. Il sito di Busang, oggi, è abbandonato e secondo le ultime analisi, l’area è praticamente priva d’oro. Almeno fino all’arrivo del prossimo Michael De Guzman in grado di convincere il mondo del contrario.

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